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2015-01-01

Economia: dove l'Italia batte la Germania

Se nel calcio restiamo storicamente imbattuti, la sfida tra Italia e Germania sul terreno economico ci vede spesso soccombere, tranne alcune lodevoli eccezioni. 

La Germania, si sa, è il paese indiscutibilmente più sano e solido d'Europa, trascinata dai colossi nei settori della meccanica e della chimica, come Siemens, Daimler, Bmw, Bayer, Basf, senza considerare una quota rilevante di micro aziende (da 1 a 9 dipendenti) che rappresentano il 61% del comparto manifatturiero, mentre in Italia è l'81,3%. 
 
Per Berlino la quota sulla produzione globale nel 2010 è stata del 6%, a Roma del 3,4%. Nella classifica delle principali potenze manifatturiere la Germania è al quarto posto, l'Italia al quinto, dopo Stani Uniti, Cina e Giappone. 
 
Due economie fortemente orientate all'export: la Germania è il terzo esportatore mondiale di beni dopo Cina e Usa, mentre l'Italia è ottava.
 
Nonostante i distinguo e le polemiche politiche, l'interscambio con i tedeschi è intenso, basti considerare che la Germania è pur sempre il primo mercato di sbocco dell'export italiano.
 
Se ci spostiamo sul fronte del Pil le differenze sono però notevoli: secondo i dati Eurostat, nel periodo 2007/2011 il valore aggiunto dell'Italia in termini reali è diminuito di 56 miliardi di euro, mentre quello della Germania è cresciuta di 52 miliardi. Allo stesso tempo l'occupazione tedesca è aumentata di oltre 1 milione e 200 mila persona, nel Bel Paese si sono persi invece 450 mila posti di lavoro. 
 
Un boom che la Germania ha saputo cavalcare unendo la forza dell'industria con le riforme decisive avviate su pensioni, lavoro e welfare. 
 
Inoltre Berlino ha avuto un grande vantaggio dalla crisi europea innestata dai debiti sovrani, grazie ai bassi tassi d'interesse che hanno favorito gli investimenti e consentito allo Stato di spendere direttamente e sostenere i consumi privati senza incidere negativamente sul rapporto debito/Pil. 
 
Senza l'Eurozona inoltre la Germania non avrebbe potuto accrescere in questi anni il suo surplus commerciale, incrementando la posizione netta sull'estero dal 4,55 del Pil nel 1999 al 38,4% nel 2010. 
Una competitività favorita dal cambio e dall'acquisto massiccio di prodotti tedeschi da parte del resto d'Europa. 
 
L'unico settore, insieme al manifatturiero, dove l'Italia regge ancora il confronto con Berlino è l'export: nel 2011 il Made in Italy si è imposto per il 44% dei volumi di vendita nei paesi extra Ue, superando la Germania (41%). 
 
Inoltre, secondo il Trade Performance Index Unctad-Wto nei settori come tessile-abbigliamento, meccanica non elettronica e di base siamo primi al mondo per diversificazione nei mercati.
 
La competitività di Roma rispetto a Berlino si fa sentire nel settore del mobile, del legno, nella meccanica, nonostante i tradizionali limiti imposti dalla burocrazia asfissiante, dalla carenza di infrastrutture, incertezza del diritto e dai costi dell'energia. 
 
L'unica sorpresa potrebbe arrivare nei prossimi anni proprio sul fronte del debito: nel 1999 soltanto tre paesi Ue (Italia, Belgio e Grecia) avevano un debito pubblico superiore all'80% del Pil. Nel 2013 invece, secondo le proiezioni della Commissione Europea, ci saranno in totale 9 economie con debito elevato(Grecia, Italia, Irlanda, Portogallo, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania). 
 
Sembrerà impossibile, ma tra un anno il debito pubblico tedesco (2.082 miliardi) sarà addirittura superiore al nostro (1.988 miliardi).
 
Sempre che il percorso di riduzione, fortemente inseguito dal governo Monti tra mille ostacoli e sacrifici, non si arresti dinnanzi all'ennesima prova di irresponsabilità e sciovinismo della classe politica italiana.
 
FONTE: AGORAVOX.IT
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