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2015-01-01

Crisi economica: chi ha paura del postino?

Da sempre l'uomo ha dovuto convivere con molte paure: la paura delle malattie, paura della guerre, paura dell'ignoto, paura del buio, paura della morte, paura di perdere un figlio o una persona cara. Paura di perdere il lavoro, paura della vecchiaia, della solitudine, paura della povertà, paura di essere vittima di un incidente invalidante. Tante paure nate con l'uomo e alcune create proprio dallo stesso uomo. Ciascuno di noi cerca di esorcizzare ogni tipo di queste paure. Ma fra tante paure, nel momento attuale che stiamo vivendo, c'è una paura nuova, moderna, che veramente fa paura a tanti, ma proprio a tanti: ed è la paura del postino, soprattutto quando ti suona alla porta o ti citofona e ti annuncia: "C'è una raccomandata per lei." In tempi passati la frase t'avrebbe anche fatto piacere. Avresti pensato finalmente all'arrivo del libro che aspettavi da tempo, alla confezione delle dodici bottiglie di vino assortite. Allo zio d'America che ti spediva le foto scattate durante la tua vacanza negli States, ad un regalo di un tuo parente lontano per il tuo compleanno. O ipotesi peggiore alla notifica di una contravvenzione. Insomma, non ti allarmavi più di tanto. Anche nel caso di una multa te la saresti cavata con una modesta cifra in vecchie lire italiane.
Oggi no. Oggi, con la drammatica crisi economica in atto, con il problema del lavoro, il costo della vita, lo stipendio o la pensione sempre più discesa, le bollette sempre più pesanti, l'Imu, il caro benzina, il mutuo per la casa e via dicendo, quando il postino ti cerca per consegnarti una raccomandata, la paura si trasforma in autentico terrore. Il terrore che quella raccomandata possa, anzi sicuramente conterrà un avviso di pagamento. E il terrore ti toglie il respiro, quando leggi l'intestatario della missiva. Che si tratti della Agenzia delle Entrate o peggio di Equitalia, il significato è uno solo: sei entrato in un girone infernale di nostro padre Dante. E una volta aperta la busta, il contenuto della missiva ti fa piegare le gambe come se avessi ricevuto una mazzata tra capo e collo. La cifra che i signori del Fisco ti chiedono, malgrado il tuo livello di vita modesto, è di quelle che metterebbero in ginocchio anche un commercialista. A quel punto comincia il calvario. In fondo tu sei soltanto un operaio, un impiegato, un piccolo commerciante, un artigiano, un piccolo imprenditore, che data la situazione contingente hai avuto qualche piccola difficoltà a pagare in tempo una bolletta, una rata del mutuo, ma non per questo meriti di essere trattato come un evasore totale. Eppure ti senti chiedere delle cifre che non stanno né in cielo e né in terra. Richieste di denaro che veramente possono gettare nella disperazione una persona, una brava persona, colpevole di aver compiuto un piccolo peccato veniale. E i molti, i troppi suicidi che si sono verificati finora lo dimostrano. I partiti danno la colpa a Monti. Monti dà la colpa ai passati governi, ma nel frattempo la gente, i cittadini, molte persone oneste in difficoltà economiche si trovano a compiere gesti estremi.
Non è un bel periodo quello attuale. Non è bello ma poteva, doveva essere prevedibile. Quando si sono lasciate chiudere molte fabbriche italiane e molte altre lasciate delocalizzare all'estero senza aver fatto niente, era prevedibile che sarebbe andata a finire così. Quando migliaia di lavoratori continuano a perdere il posto e i giovani il lavoro neanche lo cercano, perché sfiduciati, è altrettanto prevedibile che la situazione andrà sempre peggio. Pertanto, davanti ai tanti gesti estremi di disoccupati ed imprenditori, che si tolgono la vita per disperazione, è prevedibile, se non si trova una via d'uscita, che le "conseguenze umane", come vengono chiamate certi atti con un eufemismo tanto cinico e tanto colpevole. La mia opinione è che la colpa è di tutti. Dei governi passati che non hanno saputo governare. Di Monti al quale è stato richiesto di rimettere in sesto il Paese, senza però usare il machete come in una foresta tropicale, lasciando vivere gli alberi alti e abbattendo il sottobosco più facile da colpire.
E la mia domanda è sempre la stessa: perché gli imprenditori, i negozianti e i commercianti cinesi aprono negozi ed altre attività commerciali e non chiudono mai? Loro lavorano, vendono e anche se non vendono non chiudono, occupano sempre più territorio e non hanno paura di perdere il lavoro, dell'art. 18, della cassa integrazione, della mobilità, di essere licenziati per giusta causa e tanto meno del postino, perché difficilmente ricevono raccomandate, infischiandosene del fisco, delle tasse, dell' Agenzia delle Entrate e di Equitalia di cui pensano si tratti di un concorso ippico. Io una certa risposta me la sono data da tempo, giusta o sbagliata che sia. Se anche chi ci governa riuscirà a porsela forse arriveranno tempi migliori.

(Alberto Andreozzi)

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