Nuovo slancio al made in italy
Dagli anni Cinquanta l'export dell'industria manifatturiera è il motore dell'economia italiana e, anche oggi, in tempi di crisi, continua a esserlo. Nel corso del 2011, mentre la domanda interna s'è ulteriormente indebolita, quella estera è cresciuta e ha assicurato ancora una volta un saldo attivo alla nostra bilancia commerciale.
L'export costituisce perciò una leva fondamentale per scongiurare un aggravamento della recessione, come emerge anche dall'ultimo rapporto del Centro studi di Confindustria sull'andamento della congiuntura.
Di qui l'esigenza di misure efficaci e tangibili per sostenere l'azione delle nostre aziende sui mercati esteri, affinché possano spingere al massimo il pedale delle esportazioni e aggiornare costantemente i loro prodotti.
A tal fine, è essenziale innanzitutto che venga alleggerito il livello di tassazione, ormai soffocante, che grava sulle imprese, che sia sfoltita una congerie di vischiosità della pubblica amministrazione e che venga riformato il sistema degli incentivi per agevolare fusioni e aggregazioni che consentano un ampliamento delle dimensioni aziendali e degli asset finanziari delle piccole-medie imprese, che sono il nerbo del nostro mondo produttivo.
Contestualmente occorre aiutare le Pmi a valorizzare certe loro singolari attitudini (l'inventiva, l'ingegnosità, una particolare perizia nel saper fare), in modo da renderle più incisive e da farle valere su più ampie cerniere del mercato globale. Inoltre, dato che esse hanno le proprie basi perlopiù nei distretti, è evidente come nell'ambito di questi microcosmi le associazioni territoriali e di categoria siano chiamate a orientare le Pmi a concentrare il loro focus sul binomio fra progettazione e specializzazione, a sviluppare forme di cooperazione fra loro "a grappolo" e con "reti lunghe", nonché a stabilire più intensi rapporti di collaborazione con università e centri di ricerca per la realizzazione di innovazioni di processo e di alcuni prodotti con un più elevato valore aggiunto.
Altrettanto importante è un'opera sistematica di promozione che valga a diffondere la conoscenza di prodotti e marchi delle nostre imprese, come quella che la Confindustria sta conducendo, dal 2007, mediante una serie di incontri fra nostre delegazioni imprenditoriali e sodalizi economici di numerosi Paesi.
Questa sorta di "gioco di squadra" (con la partecipazione di Unioncamere e di esponenti di istituzioni pubbliche) ha dato modo infatti di acquisire utili elementi di valutazione per riorganizzare linee produttive e attività di marketing, in base a criteri più confacenti per reggere la concorrenza. Così che si sono man mano ampliate l'offerta e le opportunità commerciali di diverse nostre produzioni (dalla meccanica all'impiantistica, dalla carta alla chimica), al di là di quelle, più in voga, dell'abbigliamento, dell'arredamento e dell'agroalimentare. Del resto, si è provveduto anche a concentrare, di volta in volta, le missioni all'estero in determinati settori per agevolare lo sviluppo di "business to business".
Queste iniziative hanno contribuito alle fortune della nostra industria (seconda, tuttora, in Europa solo a quella tedesca); ma è necessario continuare a impegnarsi per accrescerne le potenzialità a livello internazionale. Se la strada maestra per le medie-grandi imprese è costituita dal binomio fra esportazioni e investimenti esteri, è essenziale per le Pmi contare sempre più su un complesso di strumenti istituzionali che concorrano ad ampliare le loro relazioni commerciali e i loro contatti diretti all'estero con possibili clienti e intermediari.
A tal fine dovrebbe adesso risultare preziosa l'opera dell'Ice, dopo il suo rientro in campo in veste di Agenzia ministeriale, dato che annovera una rete di quasi un centinaio di uffici in tante parti del mondo. Del resto, i suoi compiti precipui consistono appunto nell'assistenza e nella consulenza a sostegno soprattutto delle piccole-medie aziende, in stretto raccordo con Regioni, Camere di commercio e organizzazioni imprenditoriali.
Insomma, dobbiamo rafforzare la consistenza e ravvivare l'immagine peculiare di quel prezioso patrimonio che è il nostro "quarto capitalismo", i cui tratti distintivi sono, a seconda delle varie tipologie produttive, la creatività e la capacità progettuale, l'eccellenza qualitativa, un design stilistico eccentrico.
Le stime dell'Istat sul commercio estero con i Paesi extra-Ue prevedono anche per il 2012 un aumento delle esportazioni, per oltre il 12% su base annua. Su questo particolare versante occorre perciò moltiplicare gli sforzi non solo per migliorare le nostre posizioni negli Stati Uniti e in Giappone (che seguitano a rappresentare i mercati più dinamici per le esportazioni italiane), ma per accrescere le nostre chances nei Paesi emergenti, dove si sta infoltendo il numero delle persone appartenenti a ceti facoltosi, a nuove élites sociali. Fra di loro il made in Italy, grazie a certi suoi spiccati requisiti, può infatti intercettare flussi di domanda crescenti e redditizi.
FONTE: ILSOLE24ORE.COM