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Mercoledì, 16 Ottobre, 2019

Tasse, affari e vacanze: come si vive senza euro

Notizia del 03/11/2015

Vivere senza euro non è più un'illusione. Il nuovo baratto e le monete virtuali iniziano a soppiantarlo.

Vivere senza euro, il sogno - o la chimera - di tanti europei delusi dalla moneta unica. Campare senza quella valuta matrigna, imposta dall'alto, diventata per molti sinonimo di austerità, sacrifici, povertà. Sottrarsi alla tirannia di Francoforte, delle cancellerie continentali, delle potenze commerciali asiatiche e delle speculazioni finanziarie.


Dimenticare il portafogli e la tirannia delle banche e mettere un giorno dietro l'altro permutando, non pagando. Togliere al denaro la funzione di accumulatore di ricchezza per lasciargli quella originale di puro mezzo di scambio.

Addio alla moneta e ritorno al baratto. La crisi sta facendo diventare realtà il simbolo dell'assetto economico primitivo che nel tempo si è trasformato nell'utopico vagheggiamento di no-global, intellettuali eccentrici, ideologi del ritorno alle origini, patiti del chilometro zero. La piazza virtuale di internet ha moltiplicato le opportunità, abolendo le barriere dei luoghi e agevolando la creazione di reti di relazioni più estese. Ma la spinta maggiore verso il ritorno alla vecchia permuta è venuta dall'euro, così mal sopportato da favorire esso stesso i tentativi di aggirarne l'uso.

In Argentina ai tempi della prima crisi monetaria, come in Grecia in questi anni, il ritorno al baratto ha consentito la sopravvivenza a intere comunità. Scambio vecchio stile in mercatini di quartiere, bene contro bene, cibo e oggetti usati. Sono sempre più numerosi gli ambiti in cui le merci passano di mano senza euro: la spesa, i vestiti usati, i lavoretti in casa, gli oggetti vecchi o inutili, i giochi per i bambini. Ma il baratto conquista nuovi spazi nella vita quotidiana in forme sempre più evolute.

Si baratta il lavoro, oppure la casa grazie ai siti che consentono lo scambio di appartamenti, e perfino le vacanze: nei bed&breakfast che aderiscono a circuiti come barattobb.it l'ospitalità si paga non in euro, ma con la propria manodopera. Qualche intervento di manutenzione, la realizzazione del sito internet, i testi di una brochure pubblicitaria. Dal 16 al 22 novembre prossimo si svolge la settima edizione della Settimana del baratto ( www.settimanadelbaratto.it ) nella quale, per soggiornare gratis nelle strutture affiliate, i vacanzieri offrono book fotografici, pasta fatta in casa, visite mediche, riparazioni di computer mentre i b&b cercano di tutto, dai servizi da tè in ceramica anni '50 fino a libri, Dvd, apecar e teli da bagno.

La banca del tempo è un'antesignana dello scambio no-euro: per fornire un certo servizio (di solito baby-sitting, ripetizioni, assistenza) i soci mettono a disposizione qualche ora che viene contabilizzata dalla banca e compensata con altre prestazioni. Non si tratta soltanto di uno stile di vita solidale, antispreco o anche modaiolo per gli amanti dell'usato e del vintage. Come sintetizza lo slogan del sito zerorelativo.it , piattaforma con quasi 40mila iscritti, «tutto si riutilizza, tutto si scambia e niente si butta».

Nel baratto 2.0 c'è un nuovo modello di consumo, una risposta ai bisogni che prescinde dal denaro, una ricerca di relazioni sociali nell'età dell'individualismo. Ma è presente anche un'idea di economia alternativa, una sfida alla carenza di liquidità e all'assetto economico e finanziario che ha imposto una moneta come l'euro. È questa la vera novità che fa fare un salto di qualità alla forma di commercio precapitalistico. Perché oggi il baratto no-euro è anche business.

L'EUROLOCAL
Le aziende, per esempio, possono iscriversi a piattaforme commerciali ( iBarter.com o cambiomerci.com ), in cui materie prime e prodotti finiti circolano in cambio di altri prodotti, servizi o crediti senza circolazione monetaria: il vantaggio è di acquisire nuovi clienti, consolidarne i rapporti, ridurre il magazzino, velocizzare gli incassi, sforbiciare i fidi con le banche e quindi versare meno interessi. Negli anni di crisi si sono molto diffuse le monete complementari. Il progenitore è lo svizzero Wir (cioè «noi»), che nacque nel 1934 dopo il crac del '29 e con i suoi 45mila utenti attuali gode ancora di ottima salute. Funziona come una banca che compensa crediti e debiti.

In Sardegna dal 2010 circola il sardex, un sistema elettronico di mutuo credito tra quasi 3.000 aziende aderenti tra cui società come Tiscali e l'editore del quotidiano Unione Sarda : nel 2014 ha originato transazioni equivalenti a 30 milioni di euro. È un esperimento di auto-organizzazione commerciale che sta facendo scuola. La regione Lombardia ha deciso di testare un'analoga moneta elettronica nell'ambito della nuova legge per la competitività. In Sicilia è nato il sicanex, nelle Marche il marchex, in Piemonte il piemex.

IDEE DA ESPORTAZIONE
Giuseppe Littera, uno dei cinque giovani che ha ideato la start-up (ora milionaria, in euro) del sardex, è andato anche nella derelitta Grecia a esportare il know-how. Ma prima che consigli tecnico-finanziari, come racconta il Financial Times , ha dispensato lezioni di vita: «Concentratevi sull'impatto che potete avere, lavorateci ogni giorno e cercate di costruire comunità dove prima non esistevano. In Sardegna il tessuto sociale era strappato. E noi abbiamo cominciato a ricostruirlo».

In Romagna un centinaio di aziende intenzionate ad abbandonare l'euro ha aderito al progetto quinc (abbreviazione di quincunx , moneta di bronzo dell'antica Ariminum), sostenuto dalla regione e dalle Camere di commercio: un circuito di transazioni in cui la valuta di scambio sono buoni sconto riutilizzabili che si possono vedere o barattare. In molte regioni italiane opera l'Arcipelago Scec, sigla che sta per Coordinamento nazionale solidarietà che cammina, ma suona come la parola francese chèque , sinonimo internazionale di assegno bancario.

Nella città greca di Volos è in uso il tem, moneta parallela all'odiato euro. In Belgio, la capitale dell'Europa a 28, agisce il network Res con oltre 5.000 commercianti e 100mila consumatori in possesso di una «carta di pagamento» Res. La più famosa delle valute alternative è il bitcoin, moneta elettronica virtuale spendibile nel commercio on-line in ogni angolo del mondo e sottratta al controllo di qualsiasi autorità internazionale perché le transazioni non sono tracciabili. Motivo per cui è considerata strumento in grado di favorire attività finanziarie illegali.

Baratto, moneta complementare, valute alternative sono sistemi per fare fronte al disimpegno delle banche, al credit crunch e anche alle politiche monetarie restrittive. Naturalmente hanno una serie di controindicazioni: possibilità di truffe, attività finanziarie non regolamentate e fuori controllo, creazione di quantità di debiti o crediti non convertibili, rischio di evasione fiscale se lo scambio di merci avviene senza pagamento di Iva né creazione di reddito.

Alla faccia dei pericoli, in Italia dall'anno scorso il baratto ha assunto addirittura una veste istituzionale sancita dal decreto legge 133 del 12 settembre 2014, il famoso «Sblocca Italia» del governo Renzi. L'articolo 24 istituisce il cosiddetto «baratto amministrativo» a favore dei comuni. Lavori socialmente utili in cambio di sconti sulle tasse locali, sulle multe, su tributi o affitti di case popolari non pagati. È una forma di cittadinanza attiva che favorisce la partecipazione alla gestione della cosa pubblica.

NUOVI BARATTI
Ma ha anche risvolti più prosaici: è anche un modo per saldare i conti con lo Stato avendo pochi soldi, mentre la burocrazia può recuperare crediti altrimenti inesigibili. Tenere in ordine un'area verde, sorvegliare i ragazzini sullo scuolabus, tinteggiare le pareti di scuole o uffici pubblici, ripulire sentieri, vigilare nei parchi pubblici, sgomberare la neve: sono numerosissime le forme di baratto amministrativo applicate dai comuni, ognuno a modo suo. Qualcuno applica sconti percentuali sulla tassa rifiuti, altri limitano i benefici ai meno abbienti; c'è chi si rivolge direttamente ai cittadini e chi invece vuole associazioni di volontariato come tramite. Milano, la prima grande città italiana a dotarsi di questo strumento, ha scelto di favorire chi ha arretrati da pagare scontando Ici, Imu, tassa rifiuti, multe, rette scolastiche, affitti in cambio di ore di lavoro gratuito. Un modo per ridare dignità a chi non ha soldi ma vuole sentirsi utile, e vuole vivere una vita senza euro. Perché non lo sopporta. O perché non ne ha.

[fonte: larepubblica.it]

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